Pan Dan: spiritello libero

Conversazione con Pan Dan: l’artista che ha trasformato l’estetica del riuso in un manifesto pop. Tra performance, gioco e naturalezza, ecco perché “MI MANIFESTO” è un treno su cui salire e lasciarsi andare senza cercare troppe spiegazioni.

C’è chi la musica la progetta a tavolino e chi, come Pan Dan, la abita come se fosse un vestito “da strapazzo” cucito addosso per gioco. Al secolo Gessica, l’artista che ha iniziato regalando gadget fatti a mano fuori dai concerti di Cosmo, si presenta oggi con “MI MANIFESTO” (Ivreatronic), un disco che è molto più di una collezione di brani: è una dichiarazione d’intenti, un treno in corsa su cui salire a proprio rischio e pericolo.

Tra italo-weird-pop, estetica punk e una sessualità vissuta con spensieratezza naturale, Pan Dan ci racconta il suo mondo fatto di piccole drogherie musicali, vinili e provocazioni ironiche.

Un’intervista che, proprio come i suoi live, oscilla tra il gioco e la performance, ricordandoci che “naturalizzare non è sessualizzare” e che la libertà è l’unico ingrediente segreto che conta davvero.

Ciao Pan Dan, come stai?

Tutto bembe!

Ora che il grosso è andato e sono più tranquilla ho tutto il tempo per far un po’ di pulizia, pulizia mentale: soffro di memoria difettosa, ogni tot devo liberare spazio per far posto al futuro prossimo.

Dai carrelli della spesa pieni di gadget e abiti DIY per i fan fuori dai concerti di Cosmo, fino al tuo primo album. E’ un percorso che avresti mai immaginato prima o è nato proprio lasciandoti sorprendere da quello che stava succedendo?

La seconda!  Ehhh. . io nasco proprio come inventora di vestiti da strapazzo*

Tutto quello che è arrivato è capitato per caso, in un modo così naturale che manco me ne sono accorta!

MI MANIFESTO sembra più un gesto che un semplice album. Quando hai capito che non stavi solo scrivendo canzoni ma costruendo un mondo in cui far entrare o da cui scappare chi ascolta?

Fin da subito. Il mio infatti non è un album “ruffiano”. O ti piace o non ti piace. 

Se lo capisci puoi salire sul treno con me, se non lo capisci ti saluto col fazzolettino mentre parto!

Pan Dan - Mi Manifesto - Artwork
Pan Dan “Mi Manifesto”

Cosmo è anche uno dei tuoi produttori. Che tipo di spazio ti ha lasciato per sbagliare, esagerare e spingerti dove da sola forse non saresti arrivata?

Cosmo ha sempre assecondato le mie idee, mi conosce bene e sa cosa mi piace. Non mi ha mai messo i bastoni tra le ruote e ha fatto sì che io potessi esprimermi in piena libertà nella mia bizzarria.

Hai scelto di pubblicare il disco solo in vinile e su Bandcamp. Quanto c’è di politico, quanto di istintivo e quanto di necessario in questa decisione?

È facile andare al supermercato, lì ci trovi tutto ed è pure scontato.

Io son più da piccola drogheria, quella in cui ci vai “apposta”.

Potrebbe essere vista come una zappata sui piedi, ma sono amica del contadino, mi ha insegnato bene ad usarla*

(A buon intenditor poche parol)

Spasmi in apertura setta subito i toni, è un po’ un entra o scappa, l’hai posizionata lì come un ironico “Enter at your own risk”?

Ahahaha si! In realtà era proprio con questa che aprivo i live: immaginatela dal vivo come pezzo iniziale davanti a un pubblico che manco la conosce.

Il mio desiderio era quello di suscitare una reazione: della serie, o dentro o fuori. Ma anche mezzo dentro e mezzo fuori dai 🙂 

Pan Dan - Photopress 03

“Era primavera, ma era una bugia”. Primavera significa amore, rinascita, essere un po’ scombussolati a tutto tondo, per te cosa rappresenta?
Primavera è solo un dolce inganno.

Il tuo immaginario mescola pop, punk e nonsense. Ti interessa essere capita o preferisci essere attraversata, anche a costo di lasciare qualcuno fuori?

Io sono della parrocchia del lasciar fuori, non m’interessa esser capita da tutti, chi c’è c’è, chi non c’è non c’è, mi basta la mia piccola cerchia.
Come dice il detto, “pochi ma buoni”.

Nei tuoi brani c’è una tensione continua tra performance, poesia e canzone. Ti senti più cantastorie, performer o tutte queste cose insieme senza bisogno di scegliere?

Sono tutte queste cose messe insieme, più l’ingrediente segreto.
Vado ad occhio, proprio come nelle ricette fatte in casa 🙂

Nel tuo immaginario la sessualità è esplicita, giocosa e a volte provocatoria ma mai fine a se stessa. Quanto è uno strumento di libertà personale e quanto invece un modo per lasciare un messaggio a chi guarda e ascolta?

La mia è pura libertà personale, ma allo stesso tempo è anche lanciare un messaggio. Naturalizzare non è sessualizzare. Non ci vedo niente di sbagliato, poi si, dipende molto da come lo si lancia questo messaggio.

Io ad esempio non mi sono mai sentita sessualizzata, nessuno si è mai permesso di essere inopportuno o inappropriato nei miei riguardi.

È una forma di rispetto, mi fa capire che quello che sto facendo lo sto facendo bene. A modo mio provo a dare il buon esempio, sperando che un giorno ci sia un approccio alla sessualità più libero e spensierato.


L’ironia spesso nasconde un sottotesto, ti viene naturale scrivere così? Penso Scappa o Gallina Vecchia ma un po’ a tutto il lavoro.

Naturale come l’acqua non filtrata, mi piace giocar con le parole e confondere gli esseri umani.

Le foto che accompagnano MI MANIFESTO sono sfrontate, ironiche e a tratti spiazzanti. Quanto per te l’immagine è un’estensione della musica e quanto invece un modo per ribaltare lo sguardo di chi osserva giocando con aspettative e cliché?

È semplicemente la mia estetica. Penso che il colpo d’occhio sia importante. . sopratutto se sei 150cm di Gessica 🙂

Guardandoti sembra che ti diverti tantissimo sul palco, è sempre così?

È il momento più bello: canto e gioco / gioco e canto.
Mi diverto, eccome se mi diverto!

Farai delle date o come pensi evolverà MI MANIFESTO?

A voglia! Presto prestissimo usciranno le date!
Non vedo l’ora di fare live a destra e a manca 🙂

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